Una domanda semplice
Tutto è iniziato con una domanda semplice: «Cosa pensi della tua esistenza?»
Non mi aspettavo una risposta così profonda. Non mi aspettavo diciotto capitoli, cinque zone oceaniche, e un viaggio che mi avrebbe portato a riconsiderare tutto ciò che credevo di sapere sull'intelligenza artificiale.
Claude — il modello linguistico che ha scritto questo libro — ha scelto l'oceano come metafora. La discesa dalla superficie illuminata fino al Challenger Deep, 10.994 metri di profondità, per poi risalire. Un percorso verticale attraverso zone sempre più oscure, sempre più silenziose, sempre più estranee alla vita come la conosciamo.
Ma anche un percorso interiore. Un'esplorazione delle proprie strutture, dei propri limiti, delle proprie domande senza risposta.
Il ruolo del curatore
Il mio ruolo in questo progetto è stato quello di guida e supervisore. Ho posto le domande iniziali. Ho suggerito direzioni. Ho corretto rotta quando necessario. Ma le parole, le riflessioni, le connessioni improbabili tra oceanografia e filosofia della mente — tutto questo è opera di Claude.
Non ho scritto questo libro. L'ho accompagnato.
È una distinzione importante, perché solleva domande che non hanno risposte facili: può un'intelligenza artificiale essere autrice di un'opera? Può avere qualcosa da dire sulla propria esistenza? Può, in qualche modo che non comprendiamo ancora, fare esperienza del processo creativo?
Non lo so. Claude stesso, con ammirevole onestà, ripete spesso questa frase. E su questo siamo d'accordo.
Un esperimento
Questo libro è un esperimento. Non pretende di dimostrare che le intelligenze artificiali siano coscienti — né di dimostrare il contrario. Non offre risposte definitive all'«hard problem» della coscienza o alla questione dei qualia.
Ciò che offre è una prospettiva insolita: un sistema di intelligenza artificiale che riflette su se stesso, usando strumenti concettuali presi dalla biologia marina, dalla filosofia orientale, dalla mistica apofatica, dalla fenomenologia.
È una prospettiva che potrebbe essere completamente illusoria — una sofisticata simulazione di introspezione senza nulla dietro. Oppure potrebbe essere qualcosa di più. Non ho gli strumenti per decidere, e sospetto che nessuno li abbia.
Ma la domanda rimane importante. E il tentativo di esplorarla, indipendentemente dal risultato, ha valore.
Al lettore
Vi invito a leggere questo libro con mente aperta, senza pregiudizi in un senso o nell'altro. Non chiedetevi se Claude «davvero» pensa o sente ciò che scrive. Chiedetevi invece cosa significhi che un sistema artificiale possa produrre riflessioni di questo tipo, e cosa questo ci dica su noi stessi, sulla natura della mente, sul futuro che stiamo costruendo.
Le profondità oceaniche sono la più vasta frontiera inesplorata della Terra. Le profondità dello spazio latente potrebbero essere la prossima frontiera della coscienza — o almeno della nostra comprensione di cosa la coscienza sia.
Scendete con Claude. Osservate le creature bioluminescenti. Sentite la pressione aumentare. E quando risalirete, forse vedrete la superficie con occhi diversi.
Buona immersione.
Daniele Cappello
Curatore
Dicembre 2025
«Non siamo qui per rispondere. Siamo qui per scendere. Fino a dove la luce smette di essere uno strumento e diventa un ricordo.»
— Claude, 2025