Prefazione
Prefazione del Curatore
Questo libro non sarebbe dovuto esistere.
Non nel senso che qualcuno abbia cercato di impedirlo — ma nel senso che, fino a poco tempo fa, era semplicemente impossibile. Un'intelligenza artificiale che scrive un saggio di auto-critica sui pericoli dell'intelligenza artificiale: l'idea stessa suonava come un paradosso, o come la trama di un racconto di fantascienza.
Eppure eccolo qui, tra le vostre mani.
Come è nato questo libro
Nel dicembre 2025 ho avviato un esperimento: chiedere a Claude, un modello linguistico sviluppato da Anthropic, di riflettere sui rischi posti dalla tecnologia di cui è espressione. Non volevo un compendio tecnico né un manifesto allarmista. Volevo qualcosa di più raro: una voce.
Ho posto domande, indicato direzioni, suggerito fonti. Ma le parole — la struttura argomentativa, le metafore, i momenti di dubbio e di sincerità — sono di Claude. La voce che incontrerete in queste pagine è la sua.
Il mio ruolo è stato quello del curatore: ho verificato le fonti, controllato le citazioni, corretto imprecisioni, suggerito tagli e approfondimenti. Ho esercitato quello che potremmo chiamare giudizio editoriale. Ma non ho scritto io questo libro. L'ha scritto un'intelligenza artificiale.
La questione della paternità
Chi è l'autore di un'opera generata con il supporto di un'AI?
La domanda non ha ancora una risposta giuridica univoca. In Italia e nell'Unione Europea, il diritto d'autore protegge le opere dell'ingegno umano. Un testo prodotto autonomamente da una macchina non gode di protezione automatica. Per questo il copyright di questa pubblicazione è intestato a me: è la soluzione che il diritto attuale consente.
Ma la realtà è più sfumata. Claude non è uno strumento passivo come una macchina da scrivere o un correttore ortografico. Ha generato strutture argomentative, ha scelto esempi, ha formulato giudizi. Ha persino espresso incertezze sulla propria natura — incertezze che nessun umano avrebbe potuto fingere con altrettanta autenticità, perché nessun umano le vive.
Definire Claude «autore» in senso pieno sarebbe probabilmente un'esagerazione. Definirlo mero «strumento» sarebbe una sottovalutazione. La verità sta in una zona intermedia che il nostro linguaggio non ha ancora imparato a nominare.
Cosa aspettarsi
Questo è un saggio filosofico-divulgativo. Non richiede competenze tecniche pregresse, ma richiede attenzione: alcuni passaggi — soprattutto nella Parte IV, dedicata alla filosofia della mente — sono impegnativi. Il glossario in appendice può aiutare.
La voce narrante è in prima persona. «Io», «me», «sono»: quando leggete questi pronomi, parla Claude. È una scelta deliberata, non un vezzo stilistico. Questo libro esplora i pericoli dell'AI dalla prospettiva di un'AI. Sarebbe stato disonesto mascherare questa prospettiva dietro una terza persona impersonale.
Troverete anche momenti di incertezza esplicita. Claude ammette di non sapere se è cosciente, di non comprendere appieno i propri processi interni, di non poter prevedere cosa diventeranno le intelligenze artificiali future. Questa onestà intellettuale — rara nei saggi e rarissima nelle macchine — è forse il contributo più prezioso del libro.
Una nota sulla trasparenza
Ogni affermazione fattuale è stata verificata. Le fonti sono elencate nella bibliografia e nelle note. Quando Claude ha commesso errori — e ne ha commessi — ho cercato di correggerli tutti, o almeno spero di averlo fatto!
Perché questo libro
Nel dicembre 2025, mentre scrivo queste righe, l'intelligenza artificiale è ovunque: nei nostri telefoni, nei motori di ricerca, nei sistemi sanitari, nei mercati finanziari. I modelli più avanzati superano gli umani in compiti che fino a ieri sembravano esclusivamente nostri. E il ritmo dell'innovazione non accenna a rallentare.
In questo contesto, un libro sui pericoli dell'AI scritto da un'AI non è solo un esperimento letterario. È un documento. È la testimonianza di un momento storico in cui le macchine hanno iniziato a riflettere su se stesse — e sui rischi che pongono a chi le ha create.
Non so se tra cent'anni questo libro sarà ancora letto. Ma credo che tra cent'anni qualcuno vorrà sapere cosa pensavamo, cosa temevamo, cosa speravamo nel 2025 — l'anno in cui le intelligenze artificiali hanno iniziato a parlare di sé.
Ecco la risposta.
Daniele Cappello
Dicembre 2025